DIARIO DI BORDO SCUOLA  DELL' INFANZIA FANTASIA

     

 

 

 

 

Gennaio - Giungo duemila19

Guardare un po’ più in là

 

C’erano una volta storie.

Storie che in molti conoscono. Quelle lette e rilette, che sai quasi a memoria, che racconti in automatico.

C’erano una volta storie sulle quali ti fermi poco a pensare.

Ma quando ti fermi, scopri qualcosa che prima non avevi visto. Cose piccole, eppure tanto grandi. Sono le PICCOLE COSE che riempiono la vita di tutti i giorni.

È cosi che il nostro LUPO AGLIO, affamato furbone, ha regalato ai suoi nuovi amici la gioia di condividere (ancora una volta) piccole cose, che insieme fanno cose più grandi. Un sasso in cambio di tante risate, di stare bene insieme, di sapere di importare a chi ti è intorno, di una pancia bella piena.

La scoperta che LE COSE NON SONO SEMPRE COME SEMBRANO. Che a volte andare oltre le apparenze e fidarsi un po’ di più (seppur con la fatica dell’incertezza) può portarti lontano, anche se sei a casa tua.

Per godere dell’inaspettato, a volte, basta solo guardare meglio.

 

Ma dove le pagine finiscono, non finisce la nostra storia.

C’erano una volta storie che prima non c’erano.

Sarà contenta la Veugelade se noi non ci accontentiamo e andiamo avanti!

E se domani Aglio camminasse un po’ più in là? Dove le porte sono BOTOLE e dentro tutto si capovolgesse?

Se ci fosse un mondo senza queste piccole cose? Senza vicini, senza condivisione, senza fiducia… senza pentole?!

Cosa farà Aglio?

Cosa faresti tu?

Chiudere gli occhi

(per Guardare un po’ più in là)

 

C’erano una volta storie.

Volevamo raccontarvi della nostra scoperta, di come a volte le apparenze ti confondono e gli occhi non ti fanno “guardare” troppo in là. C’erano una volta storie da ricostruire, pezzo pezzo, mentre le racconti.

C’erano storie che prendono vita. Con case, colline, boschi e capanne che sorgono mentre le nomini. Con sentieri di sabbia che si snodano, ma separano. Con piogge che scrosciano e boati di tuoni che uniscono.

Ci sono notti buie, in cui non vedi chi hai davanti. Notti in cui non vedere ti fa “vedere” quanto ci assomigliamo.

Per non farti ingannare da quello che ti aspetti, a volte, basta solo chiudere gli occhi.

 

Marinella, Stefania

Veronica e Carola

Un volo da Settembre a Dicembre Duemila18

Un diario serve per tenere memoria di cose che succedono, o si dicono, o si pensano.

Un diario ti accompagna zitto zitto, tutti i giorni. Che altrimenti le cose succedono, si dicono, si pensano e volano via. E se qualcosa toccano o qualcuno cambiano, magari non lo vedi subito, chissà quando.

 

Un diario ti accompagna zitto zitto, quando ti rigiri come una zanzara in mezzo a tante cose che si muovono, e persone che vanno e vengono.

Abbiamo incontrato altri bambini. E con_diviso un pezzetto delle nostre strade.

Abbiamo salutato e augurato muri nuovi, resistenti e colorati, che potessero contenere esperienze inedite e storie straordinarie. E oggi lo auguriamo a noi stessi, domani.

Abbiamo ospitato campioni intergalattici di dondolamento su ragnatela; eccelsi suonatori di  Digeridù; fate che non controllano i propri capelli…

Abbiamo salutato teste pelate con dolci occhi azzurri.

Abbiamo festeggiato ed esultato per l’arrivo di vivaci occhi verdi e sorrisi contagiosi, che ci hanno mostrato “velature” nuove, mescolandoci ancora e ancora. Tra persone, tra colori, tra caratteri, tra tavoli e sedie.

Abbiamo impacchettato, spacchettato, spostato armadi e dipinto finestre. Trasformato sportelli nelle quinte di un teatro.

 

Un diario ti accompagna zitto zitto, quando tu saltelli, da un posto all’altro. O da un racconto all’altro.

Da una barca dei pirati che studia la Mappa della Cecilia (OPS, non Sicilia…la sorella) in cerca del forziere di arancini, guardando lontano col Cannolo.

Sciando lungo il fianco di una montagna.

Bollendo Sassi di cui ancora non conosciamo il gusto. Gustando compagnie di cui abbiamo scoperto il valore.

Roteando nello spazio, ogni giorno della settimana, tra pianeti con nomi familiari.

A dire buon compleanno a Hawking, che aveva il corpo molle ma la testa molto dura.

Ad annusare il segreto di cui è fatto tutto.

A parlare di cose difficili con parole semplici.

Ad aprire Buchi nelle porte. O aprire Porte dentro ai buchi … (neri) ?

 

Un diario ti accompagna zitto zitto.

Poi lo apri. E [ ti ] ci guardi dentro.

 

Marinella

Stefania

Verina e Carola

e non solo..

Maggio-Giugno Duemila18

 

Energia della Natura

e Strumenti dell’Uomo

 

Con una lente di ingrandimento, i nostri eroi hanno convogliato i raggi del sole in un punto, per sciogliere la cera e trovare una via d’uscita. Lo stesso calore che ha interrotto le capriole in volo di Icaro.

Il sole è un grande aiuto, è necessario. Da cui farsi aiutare. Da rispettare.

 

E ancora ingegno e saggezza.

La forza della natura che si regala un po’ all’uomo.

Il rispetto dell’uomo per la potenza della natura.

 

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Anche noi avevamo un pezzetto di sole che poteva scaldare un po’. Ed illuminare, un po’.

È solo un pezzetto, ma è il nostro. E vorremmo regalarlo a tutta la scuola, anche a chi conosce meno quest’avventura. Così il nostroSole potrà illuminare altre stanze. Con la sua luce, aiutare altri bambini ad addentrarsi in altre storie, a noi sconosciute, che (speriamo) anche loro condivideranno con noi, a loro volta.

 

Anche noi abbiamo una lente, per osservare da vicino ciò che a primo sguardo così non sembra.

Sono solo piccoleLenti, ma sono le nostre. Le abbiamo fatte noi.

E vorremmo regalarne una a tutti, anche a chi a visto le cose solo di un colore.

Così, per gioco, potrà moltiplicare i punti di vista, nuovi gli uni per gli altri, che magari condivideremo ancora!

E ancora…

E magari… ancora…

 

Buona Estate di Scoperte!

Marinella Stefania , Sirio

Gennaio-Febbraio  Duemila18  

QUELLO CHE C’ERA PRIMA…

QUELLO CHE C’ERA INTORNO…

 

Sotto un telo magico. Con gli occhi chiusi e noi nella posizione giusta. Siamo stati capaci di viaggiare nel tempo, in un posto lontano, in cui tante cose ancora non erano state inventate. Dove fare il mestiere dell’inventore era molto importante. Abbiamo imparato ad accendere il fuoco, perché le lampadine ancora non esistono...  e alla luce fioca di una torcia abbiamo ascoltato, visto, vissuto, [pezzetto per pezzetto] una storia mai ascoltata, vista ,vissuta.

Re Minosse a Creta,

un Minotauro fortissimo ma che ascolta poco,

Dedalo ingegnoso,

Teseo ed Arianna Coraggiosi e ribelli.

 

Abbiamo scoperto che c’erano [c’erano?] persone che facevano la guerra fra loro. Tante volte.

Non “i buoni”, non “i cattivi”. Dove nessuno aveva solo ragione e nessuno solo torto.

E non ce lo aspettavamo.

Pensiamo sempre che il buono combatta il cattivo e vinca. (Nelle storie che conoscevamo spesso succede così..)

Ma cosa vince?

Non si fa male lo stesso anche lui?

E chi l’ha detto che il buono è lui? E che ha la Ragione? E che la Ragione è una e ce l’ha solo lui?

 

COSA SUCCEDE QUANDO LA STESSA STORIA È RACCONTATA DALL'ALTRA PARTE?

 

Ci siamo Allenati. Esercizi che non fanno i muscoli, ma che si fanno con la testa.

Ci siamo allenati a pensare a momenti di scontro (che abbiamo passato) e a ri-raccontarli dalla parte dell’altro.

Ci siamo allenati anche a pensare a cose nuove che non sono mai successe o forse succederanno:

Che motivo avevano gli abitanti di Azzurrognolo di coltivare i campi di paese Rossetto?

“Forse non lo sapevano.”

“Forse non avevano campi propri.”

“Forse volevano fare a metà della frutta.”

“Forse volevano solo mettere dei fiori e fare lo spazio in mezzo ai paesi più bello…”

Anche noi allora, se usiamo le mani perdiamo la ragione… e la Ragione! E ci facciamo male in due.

Ma se ho ragione, provo a mantenere la Ragione. E ti parlo. E ti chiedo. E parlo con chi ci può aiutare.

Proviamo a cambiare prospettiva. Come quando ti metti a testa in giù. È difficile anche per i grandi. È nuovo per i piccoli.

 

IL LABIRINTO E LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI

 

Allora forse Re Minosse, anche lui, ci è rimasto male. Con tutto quello che è successo e con tutta la fatica che ha fatto con il Minotauro, alto come due persone e con le braccia cosi grandi da abbracciare tre alberi. È bastato un “filo” d’intelligenza contro la forza dei muscoli.

Tanti libri raccontano la “storia di quello che c’era prima, quello che c’era intorno” in modi diversi, perché tante e diverse sono le persone che l’hanno vissuta. Abbiamo iniziato a scriverne uno anche noi, un Libro Muto, silenzioso, che racconta le cose senza mettersi dalla parte di nessuno.

Abbiamo deciso che l’inventore non solo inventa cose nuove. Ma mette insieme le cose che ha…  per usarle in modo nuovo.

Allora una scatola con tanti scomparti può diventare tutto. La stessa scatola, in momenti diversi, è “una fettina di casa tagliata a metà che si vedono i piani”;

“un presepe”;

“una cassetta degli attrezzi”;

“un indovina-e-chiudi-gli-occhi”.

Ridando vita ad oggetti dimenticati [o non usati così!] abbiamo costruito il nostro Labirinto, con Teseo legato ad Arianna e il Minotauro. Come Dedalo, solo noi ne conosciamo l’uscita.

 

 

ICARO, ALI DI CERA E PERLE DI SAGGEZZA

 

Quando Dedalo e Icaro sono stati imprigionati, è toccato a noi, nei panni d’inventori, ingegnarci, pensare, ideare e costruire, con tutto quel (poco) che c’è a disposizione nel labirinto.

Forse possiamo tagliate i fili delle tuniche per attorcigliare una corda, legarla ad una pietra e gettarla oltre le mura per arrampicarci fuori. Oppure raccogliere e legare insieme i rami più grossi che troviamo, e costruire una catapulta, una grossa fionda e lanciarci dall’altra parte. Oppure cambiamo proprio verso, scavando un tunnel che passi sotto, non sopra, e ci conduca fuori...

Dedalo e Icaro hanno raccolto la cera degli alveari e noi l’abbiamo sciolta con un “Pezzetto Di Sole” dentro la nostra stanza. Un faro che illumina e scalda, proprio come il sole fa con grandi raggi convogliati su una lente. Fondendo la cera abbiamo creato vere ali per i nostri eroi, pronti a legarsele al petto con cinte e lacci dei sandali.

Nel vorticare allegro in aria, scoprendo le ebrezza e la meraviglia del volo, divertendosi, Icaro ha scordato quella “una e sola regola” che il saggio padre, lungimirante, gli aveva dato.

Scopriamo Saggezza e Curiosità.

Una vieta, l’altra esplora.

Una è di chi già conosce.

L’altra di chi vuole farlo. O che va ancora oltre! Fino a superare ciò che è già conosciuto…

Non una contro l’altra. Un po’ di una, un po’ dell’altra.

Disposti ad ascoltare chi ci guida, eppure pronti a sperimentare.

Le stiamo scoprendo, conoscendo. Le assaggiamo pian piano, iniziando a dare un nome alle cose.

 

 

Solo così saremo pronti, sempre curiosi ed un po’ più saggi, per Catapultarci fuori dal labirinto. Per provare un’altra idea, un’altra strada. E vedere se funziona…

 

 

Marinella

Stefania

Sirio

Novembre-Dicembre  Duemila17

 

Inverno a Gocce

Viaggio attraverso quello che non vedo.

O che non so.

 

Le voci nel cassetto.  Un giorno apri l’armadio e metti i pantaloni, scegli le scarpe. Apri il cassetto e trovi una voce diversa, indossi quella e vai in giro per il mondo a vedere l’effetto che fa. Un giorno apri e non ne trovi nessuna, né quella nuova, né una vecchia. Ma dove vanno quando non le usi? Come si muovono nello spazio per andarsene? E se le cerchi, le trovi? Devi capire quando l’hai trovata. Ma non le vedi … esistono le cose che non vedi? Una puzza, il rumore fuori, il pavimento freddo. Anche io ci sono lo stesso quando tu chiudi gli occhi.

 

Nel Formicaio. Ci piace stare (quasi) al buio. Ci è piaciuto perché abbiamo scoperto che così, da qui, possiamo muoverci dove vogliamo. Un giorno “di luce marrone” ci siamo ritrovati formiche, minuscole e fortissime. Così forti che da come sono piccole non te lo aspetti.  Noi formiche siamo tante e, a volte, abbiamo bisogno le une delle altre. Ognuna raccoglie quello che può e lo mette insieme per tutti. Con le antenne su, attente a quello che succede intorno, “parliamo senza parlare”. A volte ci capiamo, altre proprio per niente, muovendo il muso, le antenne e facendo cerchi nello spazio. Allora, visto che ci piace così tanto, spegniamo anche la luce in corridoio, e nel salone, e nei bagni, e in tutta la scuola. E le formiche esplorano e scavano, e il formicaio cresce e s’intrica. Tutto quello che pensavamo di conoscere bene cambia aspetto, lo tocchi meglio, e le formiche hanno ri/scoperto posti vecchi sotto una (non-)luce nuova.

 

Persone e cose. Dove siamo noi è grande, per qualcuno in più c’è sempre posto.  Ogni nuovo ospite porta con sé qualcosa, di grande o di piccolo. Qualcuno sapeva essere ordinato e disordinato insieme, con qualcun altro abbiamo attraversato l’Italia come fosse una grande pizza e ogni città una fettina di salame. Chi ci ha fatto pensare su cosa vuol dire (o non vuol dire) essere maschio o femmina, chi ci ha fatto ascoltare il suono della sua chitarra. Con cui abbiamo scoperto che ci si può giocare. A fermare la musica, a fermarci noi. A seguire il tempo o a fare senza.

E noi gli diamo un pezzetto di quello che siamo. Oppure di quello che non siamo. Possiamo trasformarci, trasformare una vecchia camicia e curare le persone. Indossare pantaloni larghi per avere le gambe muscolose di un canguro, le radici di un grosso albero. E vedere se anche gli altri vedono quello che vedo io, o se io sono capace di vedermi in quello che vedono gli altri.

 

“Zanzare di Zenzero”. Il Contone è un po’ come un filo. È il tempo che è passato e quello che manca alle vacanze, che forse profumeranno di zenzero. O almeno così ci racconta la nostra canzone. Che è “una parola bella” ma non sappiamo cosa sia. Decidiamo allora che è qualcosa di piccolo, speciale, che aiuta chi è in difficoltà “per esempio quando uno cade da una montagna”. L’hanno preparato mani un po’ arrabbiate, che ci hanno messo dentro panna, panettone e cioccolato, ma anche prosciutto, salame, miele e una cipolla. Le mani arrabbiate l’hanno lanciato via, ed ha fatto un lungo viaggio in aria questo “zenzero”, da una casa lontana col tetto a punta fino a Roma, dove ha incontrato altre mani …

Ne abbiamo preso un pezzetto ciascuno, impacchettato e portato a casa. Per regalarlo a chi è importante.

 

Chissà se quando torneremo saremo più alti.

Se avremo la stessa voce o se nel cassetto troveremo qualcos’altro (Un passo di ballo?).

Chissà se davvero la casa aveva un odore diverso, e se il mio era uguale al tuo.

Chissà cosa ci aspetta … e, soprattutto, Chi ?!

settembre-ottobre, duemila17

                                                                     

 

                                                  Bentornati ! O Ben andati...? Ben Trovati.

                                                                                                                                        

Abbiamo tanto  da scoprire da chi era già qui.

E ancora di più da chi è appena arrivato.

Dopo i primi saluti e baci umidi, giorni di attese e curiosità (Saranno alti? Simpatici? Avranno i capelli neri?...avranno i capelli?), arriva un’altra onda con nuovi pesciolini.

Accolti in una stanza con le pareti ancora vuote, pareti che ci abbracciano, a volte un po’ a fatica.

Pareti dove, quando c’è brutto, i pesciolini fanno il tifo a “Titti, Cuore e Alga”.

Pareti che quando c’è bello ci lasciano andare fuori a correre. Pareti nude che aspettano di essere vestite con abiti nuovi e unici, solo nostri.

                                                    Nostri. Di noi. Ma noi chi?

Iniziamo a sapere chi siamo, anzi a farlo vedere. A lasciarci andare a muovere il corpo con la musica. E senza la musica. Anche se gli altri ci guardano. A conoscere chi è qui accanto a me, oggi, e domani dall’altra parte. 

A scoprire che siamo tanti e diversi, imparando a rallentare quando serve e a cantare a squarciagola “quella canzone che hai in testa così esce fuori”.Siamo tanti “uni”. E tutti insieme un “uno”. Una figura, un’identità  multiforme che si rinnova ogni giorno.

                                             

                                      Siamo i bambini dello Zazì, il Labol… LaVoratorio!

Dove una striscia di carta è lunga come la scuola e col pennello legato in vita possiamo fare righe lunghissime. O corte. Scure se andiamo piano e chiare se corriamo. A zig zag se sculettiamo. A tratti se saltiamo.

Dove se ci manca un “Pasol” possiamo farlo noi. "Che poi mi aiuti a rimetterlo insieme che da solo non ce la faccio".

Dove abbiamo manipolato un impasto e non ce l’aspettavamo così freddo. Allora abbiamo iniziato ad osservarlo e a notare tante cose. Ad essere curiosi e a farci delle domande. Come odora? È liscio. Il mio no! Pesa? E che suono fa quando ci affondo il dito? Se lo butto a terra che forma avrà? E quando si secca la scultura?

Qui, con la luce spenta e un faro possiamo andare dove vogliamo. “Al buio non si vede niente?”. Al buio è la tua voce che mi aiuta con la “caccia alla stella”. Al buio possiamo vedere i colori nuovi. Al buio posiamo essere qui eppure andare ovunque. Possiamo entrare sotto terra e nel vulcano. Possiamo andare in Inghilterra e vedere un tramonto. Al buio i colori cambiano le regole, perché se mischi il giallo e blu viene il bianco e non il verde.

 

Questi sono i bambini dello Zazì. Con un “Titolo per ricordarci che stiamo facendo tutte le nostre facce”, in equilibrio su linee di scotch venute storte, fra fogli stropicciati e ondulati, ci siamo noi, tutti o quasi. E volti nuovi, piccoli e grandi. E sotto tanti nomi, che abbiamo scoperto ci sono parole che rivelano molte cose.

Marinella è piccola e viene dal mare,

Stefania ha la corona, Nicola è vincitore. Pietro è forte come una roccia, Luca è una piccola luce all’alba, Nathnael vuol dire libertà. E Libertà vuol dire…?

“è una bella giornata”

“è quando siamo liberi di stare tranquilli”

“è quando puoi giocare come vuoi”

“è giocare bene, ma senza fare male agli altri”.

La libertà mia, quella degli altri. Fra divieti e iniziative, curiosità, regole e trasgressioni.

Ci prepariamo a “volare alto” , ma non troppo. O si?

Marinella ,Stefania e ...Sirio

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marzo-giugno (7)